Le mutilazioni genitali femminili

“L'UNICEF considera le mutilazioni genitali femminili, in qualunque forma, una palese violazione dei diritti della donna”.

La pratica della mutilazione genitale femminile (MGF) consiste nell’asportazione della clitoride, delle labbra, di parte delle grandi labbra vaginali con la cauterizzazione, a cui segue la cucitura della vulva lasciando aperto solo un foro da cui uscirà urina e sangue mestruale. Queste pratiche sono discriminatorie e violano i diritti delle bambine alla salute, alle pari opportunità, a essere tutelate da violenze, abusi, torture o trattamenti inumani previsti da tutti i principali strumenti del diritto internazionale.

Purtroppo, ad oggi, le bambine sottoposte a queste torture sono circa 125 milioni e provengono principalmente da 29 paesi dell’Africa; a causa delle norme che violano questa pratica, l’età delle bambine sottoposte a MGF è sempre più bassa: in alcuni paesi viene effettuata su ragazze di età inferiore a 14-15 anni di età, mentre in altri come nello Yemen, viene addirittura effettuata sulle neonate.

Dopo tutto questo orrore ci si può solo chiedere: perché le mamme di queste bambine acconsentono a questo abominio?

Le motivazioni sono tantissime e nelle culture locali le MGF sono state da sempre considerate una tradizione. Nel pensiero comune, le MGF sono un metodo di purificazione e una garanzia di verginità e pulizia; si pensa che una donna circoncisa sia più pulita perché privata delle parti genitali che producono secrezioni maleodoranti e sporche, inoltre la circoncisione è una garanzia di verginità: requisito fondamentale al matrimonio.

Questa operazione è causa di infezioni, cistiti e può comportare dei forti dolori anche a distanza di anni. Al momento del parto la cicatrice, che rende la pelle ruvida e meno elastica, può togliere ossigeno al bambino portandolo alla morte o a danni neurologici permanenti.

In 7 stati (Egitto, Eritrea, Gibuti, Guinea, Mali, Sierra Leone e Somalia) il fenomeno tocca l’intera popolazione femminile.

Già nel 2012 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite emanò una risoluzione finalizzata all’eliminazione di queste pratiche e negli anni sono stati compiuti vari progressi su questo fronte. Infatti oggi, in 24 dei 29 Paesi dove si concentrano maggiormente le MGF, hanno promulgato una normativa contro di esse.

Purtroppo , come spiega Omar Abdulcadir il ginecologo somalo responsabile del Centro di riferimento MGF di Careggi di Firenze, le mutilazioni genitali risultano essere in aumento nel mondo. Se fino a qualche anno fa le donne cui era stata praticata una qualche forma ammontavano a circa 150 milioni, ora superano i 200.

Quest'ultimo insiste su un approccio culturale, non si può affrontare una lotta contro queste pratiche soltanto imponendo proibizioni legislative ma bisogna prima di tutto educare la popolazione.

Una lotta che ha bisogno di sostegno e coraggio, alla quale non si deve rimanere indifferenti.

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Mariangela Losacco
14 Marzo 2017